Karnak Reborn

La serata alla locanda Death & Taxes prosegue. I PG parlano con Kurtzen Roost, il proprietario, cercando di spiegare la loro posizione. Hanno sentito pronunciare la frase “Tutto a posto, Tenente” da qualcuno che stava parlando con Davok, e hanno il timore che quel qualcuno si rivolgesse proprio al Dworg, svelando quindi un qualche legame tra lui e le guardie di Corentyn.
Non appena i PG comunicano i loro dubbi ai due, sia Kurtzen che Davok smentiscono l’ipotesi. Anzi, Davok – che continua a fare il palo all’esterno della locanda – ne approfitta per una chiacchierata con i PG.
Il Dworg conferma di non avere nulla a che fare con le guardie di Corentyn, anzi. È vero, lui ha un passato militare nella Legione Esploratori di Cheliax (che è altro, essendo essenzialmente un battaglione di ranger e ricognitori), ma poi per cause di forza maggiore ha dovuto tagliare i ponti con quel mondo. Dalle sue parole si capisce che è stato tradito da qualcuno, che lo ha costretto a infrangere il codice militare: la pena comminata all’epoca è stata la schiavitù, con il cavillo di dover vincere almeno 40 combattimenti nelle arene clandestine di Corentyn per potersi riguadagnare la libertà. Davok ne ha vinti 44, combattendo gli ultimi 4 per libera scelta: non vuole però parlare dei nemici contro cui ha lottato.
Oyun ha in quel momento una visione, scorge uno di questi combattimenti clandestini, e ha la netta impressione che i nemici non fossero creature umane.
Davok precisa una cosa. L’unico rapporto che può aver avuto con il Forte delle Manticore è da cercarsi nel rigido addestramento cui sono sottoposti gli aspiranti Esploratori di Cheliax. Uno degli istruttori del corso, Davok lo ricorda con chiarezza, era una Guardia delle Manticore o almeno veniva da lì: ad ogni modo, il Dworg non può sapere il suo nome perché, durante il corso di specializzazione, ad aspiranti soldati e istruttori veniva assegnato un numero.
“Dimmi dei numeri!”, incalza Oyun, confidando nella sua intuizione, che lo porta spesso a brillanti conclusioni partendo da elementi solo apparentemente casuali. “Beh, quattro, sette e dieci”, risponde pronto Davok. Il sette era il numero che gli avevano assegnato durante l’addestramento, gli altri due numeri gli sono venuti in mente così, per caso.

Consigliati da Kurtzen, i PG decidono di recarsi alla libreria “Il Sole e la Spada”, gestita da Almig Raithanoss. Dopo gli eventi del pomeriggio, e con gli Inquisitori in stato d’allerta, non possono più alloggiare a lungo presso la locanda di Kurtzen, in quanto metterebbero potenzialmente in pericolo tutti gli avventori (mercanti, appartenenti a gilde, nobili) che frequentano il posto, dichiarato tacitamente ‘zona franca’ per le fazioni della città.
Durante il tragitto verso la libreria, assistono per puro caso a un’aggressione che termina in tragedia. Un uomo, probabilmente un mercante o un nobile proveniente da Garund, viene ucciso a pugnalate. Due gli indizi sin da subito lampanti: il primo è che una persona così ricca (i vestiti tradiscono il suo status sociale) difficilmente avrebbe potuto trovarsi in quella zona della città a notte fonda. Il secondo: le voci che Alaqai ha sentito poco prima dell’aggressione lasciano supporre che vittima e assassino si conoscessero e stessero confabulando di qualcosa. Ad ogni modo, l’assassino probabilmente stava cercando qualcosa, visto che dal cadavere è sparita la cintura da viaggio.

I PG non hanno nemmeno il tempo di analizzare in profondità la scena che si ritrovano circondati da due pattuglie di Hellknight, guidate da un Inquisitore. Sono privati delle loro armi e tenuti sotto controllo, mentre le guardie si preoccupano di studiare la scena del crimine e di rimuovere il cadavere. L’Inquisitore, un uomo dai metodi freddi, figli della gelida burocrazia di Cheliax, esclude da subito una qualche responsabilità dei PG nell’omicidio. Tuttavia segue la prassi alla lettera e ordina loro di seguirli al Forte, dove verranno identificati.

Trasportati a bordo di un carro dell’esercito, i PG si ritrovano ben presto nel cortile di un forte, che a dire il vero non ha l’aria di essere il quartier generale degli Hellknight. Ad ogni modo, a notte fonda, dopo un’attesa estenuante e continui spostamenti e rinvii, si ritrovano – non senza sconcerto – al cospetto dell’*Arciprofano Kettermaul Chartagnion* e del Generale Orothonos.
Il primo è il Signore della città di Corentyn, nonché membro di una delle famiglie più potenti di Cheliax. Il secondo, essere di cui i PG ovviamente non sospettavano l’esistenza, è il suo fido consigliere, un Gelugon che è anche uno dei comandanti delle truppe di Asmodeus.
Sbalorditi, i PG ascoltano la versione dei fatti offerta da questa bizzarra coppia. Le Guardie di Corentyn hanno arrestato il Tiefling che in precedenza aveva aggredito il gruppo. Una volta “interrogato” e ridotto in fin di vita, gli Inquisitori hanno saputo di Aleonor, l’elfa scura che lo ha assoldato per uccidere i PG. Quindi, quando nella notte gli Hellknight hanno arrestato alcune persone che rispondevano perfettamente alla descrizione fornita dal Tiefling, non ci hanno messo molto a capire la loro identità ancora prima di identificarli.

Lo scenario descritto da Chartagnion e da Orothonos è il seguente. Negli ultimi tempi il contrabbando e altri traffici illeciti tra Corentyn e la città di Azir si sono intensificati, al punto da diventare un fenomeno preoccupante.
Preoccupante al punto che il cadavere altri non è che Hassan Ibn Hassir, un mercante di Azir che probabilmente si trovava in città per concludere un affare evidentemente finito male.
Gli informatori di Cheliax sono impensieriti da questi traffici, che sembrano tanto un tentativo di una qualche organizzazione illecita di ricavarsi il suo spazio nell’economia sommersa di Corentyn. Eventualità, questa, che ovviamente Chartagnion vuole evitare a tutti i costi, dato che gli equilibri di Corentyn si reggono anche – se non principalmente – su una serie di contrappesi sociali ed economici tra Gilde, Casate di mercanti, Associazioni, Gruppi più o meno occulti. L’arrivo di un nuovo gruppo organizzato in città costituirebbe un evento molto pericoloso, perché costringerebbe a riscrivere una complessa mappa di alleanze, veti, oscuri patti consolidata in anni di potere diabolico. Pertanto, l’idea che una qualche fazione capitanata da un’elfa scura voglia ricavarsi il proprio “posto al sole” in città non entusiasma Chartagnion: né come nobile, né come capo della città, né come naturale interlocutore di fazioni notoriamente poco pazienti e tolleranti come i Diabolisti o gli Hellknight.
Parlando con i PG, e grazie al racconto di quanto accaduto a Blackbog, i due figuri ipotizzano che le azioni di Aleonor in città possano essere in qualche modo collegate a un tentativo del Nephandum di entrare nei gangli sociali di Corentyn, magari accreditandosi presso l’Aspis Consortium, sul quale Chartagnion e Orothonos paiono nutrire non pochi dubbi.
Allo stesso tempo, né Chartagnion né Orothonos possono esporsi troppo nelle indagini, né tantomeno dare ordine ai loro uomini di farlo: i due, infatti, sono troppo legati ad Asmodeus e alla sua Chiesa per potersi muovere liberamente e senza destare l’interesse e le curiosità di tutti gli altri gruppi coinvolti nella gestione del potere a Cheliax.

Pertanto, viene proposto un accordo, o meglio un contratto. I PG potranno interrogare, se lo vorranno, il Tiefling che li ha aggrediti: inoltre saranno offerte loro informazioni dettagliate sul luogo dove si trovano i bambini rapiti. Orothonos sembra sapere molto dell’accaduto: esclude categoricamente la responsabilità della Chiesa di Asmodeus o di alcuni suoi affiliati, poco interessati a operazioni di questo tipo. Però, precisa che i bambini non sono stati rapiti: qualcuno ha utilizzato un potere di qualche tipo per attirarli. Incredibile a dirsi, i piccoli avrebbero abbandonato le loro case e le loro attività da soli, per poi recarsi a piedi nel luogo dove qualcuno li ha a questo punto richiamati con la magia, forse in vista di un rituale.
Il contratto prevede una contropartita. In cambio, una volta liberati i piccoli – non tutti perché Orothonos lascia intendere che per un paio è troppo tardi – i PG dovranno recarsi, sotto mentite spoglie, ad Azir. Là incontreranno un uomo di fiducia dell’Arciprofano, e avranno il compito di raccogliere informazioni sulle attività commerciali illecite che coinvolgono la Città senza Dio e Corentyn, indagando al contempo su possibili coinvolgimenti dell’Aspis Consortium.
Mentre i PG ragionano sul da farsi, posto che le circostanze non sembrano accordare loro un’alternativa, la coraggiosa Alaqai chiede informazioni al Generale Orothonos a proposito del simbolo che il Tiefling Azaneta le aveva disegnato in locanda. Orothonos, utilizzando uno stratagemma semplice quanto creativo, le rivela che la misteriosa croce è in realtà il simbolo magico-alchemico collegato alla famiglia di Mektep-Han. Egli era un chierico-stregone di Osirion, vissuto migliaia di anni fa e rinomato per la sua conoscenza. La leggenda vuole che Mektep-Han abbia scoperto tre segreti magici: il Segreto del Tempo, il Segreto della Vita, il Segreto della Magia. Per nasconderli, Mektep-Han li fece tatuare sui cadaveri di tre suoi servitori, opportunamente mummificati per conservarli nel tempo. Scrisse i tre segreti in un alfabeto magico, decifrabile solo grazie all’uso di un artefatto che parrebbe essere una maschera.

Aleonor, il Nephandum, Cheliax, Azir, Sarenrae, Orothonos, Kettermaul Chartagnion, i bambini scomparsi, l’Aspis Consortium, Mektep-Han, i tre Segreti, la Maschera… C’è un legame tra tutto questo? I dubbi si affastellano nelle menti dei PG mentre, accompagnati dal diabolico duo, si accingono a raggiungere la sala del Notaio, dove firmeranno un contratto che li legherà alla nuova missione.
Lo stesso Chartagnion si dichiara entusiasta dei contratti. È una questione di famiglia: suo padre fece firmare quattro contratti prematrimoniali a sua madre. Lui si definisce un tipo previdente, e a sua moglie ne ha fatti siglare dieci.
Quattro e dieci… Oyun è scosso da un brivido… Assieme al sette sono i numeri che Davok Stronghand ha pronunciato all’inizio di questa misteriosa nottata. Sarà anche questo un indizio? Oppure è solo il caso, che continua ad architettare trame ed eventi?

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Kyras

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